La rassegna Violammore intende sottoporre alla pubblica attenzione l'enorme valore storico musicale costituito dalla tradizione della liuteria napoletana e più in generale meridionale. Si tratta di un fenomeno apprezzatissimo dal mercato degli strumenti musicali antiquariali ma quasi per nulla indagato e storicizzato.


In tale contesto il Centro Annarumma, realizzò nel 1999 il I Convegno Nazionale sulla liuteria storica del Mezzogiorno nel quale si sommarono contributi tra loro diversissimi ma di assoluto interesse. Prevediamo di pubblicare su questo medesimo sito alcuni degli interventi nella certezza di aver appena iniziato un lavoro che oggi è solo abbozzato, ma che speriamo, in un futuro non remotissimo, sia sempre più arricchito di documentazione e di approfondimenti.


Ben vero se i nostri sforzi si fossero concentrati solo sulla realizzazione di convegni e conferenze, che senza dubbio sono stati di grandissimo interesse e di assoluta novità, avremmo avuto l'impressione di aver concluso un buon lavoro ma solo a metà.
L'altra metà spetta alla musica intesa non solo e non tanto come arte ma anche come scienza, come linguaggio, come espressione dei sentimenti più alti e nobili, come passione civile, come dono d'amore verso l'alto e verso il prossimo.


Violammore dunque è una parola che racchiude più significati. Viole erano in antico tutti gli strumenti ad arco suonati sia all'omero che alla gamba. La viola d'amore è uno strumento poco usato ma assolutamente affascinante, infatti il suo nome deriva da un particolare espediente: i suoni, prodotti dalle canoniche quattro corde, fanno vibrare per risonanza atre corde sottostanti. È un meccanismo che ancora oggi rimanda alle scienze fisico-acustiche e contemporaneamente ai significati metaforici e poetici più profondi dei fenomeni di eco e di risonanza. Ed ancora nelle epoche passate si diceva che la musica muove gli affetti. Musica amore allicit sosteneva J. Tinctoris, che nel suo soggiorno napoletano, presumibilmente nella seconda metà del ‘400, scriveva il suo Complexus effectuum musices.

 

E quale strumento musicale si riteneva in passato essere il più adatto allo scopo perché il più simile alla voce umana?: [...] esprimere quegli stessi accenti e piega-menti di voci, che naturalmente si fanno favellando [...] gli farà bisogno di grande attenzione, e lungo esercizio, e di instrumento a proposito [...] Fra gli instrumenti non ve ne ha alcuno più a proposito di un Violino o Viola senza tasti.


Infine ammore è un termine dialettale che quasi onomatopeicamente descrive passione ma anche forza, determinazione.


Dunque attraverso tutti questi rinvii abbiamo voluto proporre una riflessione su quegli strani personaggi che furono i liutai meridionali e sui loro strumenti musicali per mezzo dei quali continuano a farsi udire. Non potevamo però lasciarci addosso il sospetto di una sorta di feticismo che pure aleggia in certi ambienti liutologici. Per questo abbiamo voluto che giovanissimi ed autentici talenti prevalentemente meridionali, suonando strumenti storici, affermassero che il motivo della nostra ricerca e la forza che la anima, é l'amore per la musica.


Ciro Caliendo